PIEVE DI S. PIETRO AD MENSULAS

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"Prima però di salire al Paese, dobbiamo dire qualche cosa dell’Antica Pieve di S. Pietro ad Mensulas, che vediamo in prossimità della Stazione. Le adiacenze di questa Pieve sembra che fossero una stazione militare della via Cassia, aperta dall’Imperatore Trajano. Diversi tubi di piombo recentemente ritrovati nell’eseguire alcuni scavi, al di sotto di una di quelle prossime case, hanno fatto congetturare che vi fossero stati ancora dei bagni all’uso romano. Di più le varie tracce di fondamenti ben solidi nel fare la Stazione, dimostrano che in questo punto i fabbricati dovevano essere maggiormente estesi, di quanto appariscono ai giorni nostri.
L’origine della Chiesa si fa risalire all’antichità più remota. Si vuole che fosse una delle sette Pievi consacrate da S. Donato Vescovo di Arezzo, e che avanti questo Santo servisse al culto dei falsi Numi, come rilevasi da alcune scritture profane, trovate in quelle vicinanze e nell’interno della Chiesa medesima (una pietra murata presso alla porta principale, ora non più visibile perché coperta con l’intonaco, aveva le seguenti parole, che mi dissero essere state lette da alcuni vecchi del luogo tutt’ora viventi (1860)

P. FAN. ARUS. PVB.
che si leggerebbe "Publio Fanulo Aruspici Publico").
Un’altra riprova a conferma l’antichità di questo luogo, ci vien presentata dalla seguente iscrizione incisa in pietra con caratteri Romani, trovata nel cimitero della Pieve, ed illustrata dal P. Vestrini delle Scuole Pie, con lunghissima dissertazione, che manoscritta si conserva nell’Archivio Comunale di Sinalunga.

D.M.
C. VMBRICIO
L.F. ROME
CELERI ARRETIO
EQVITI. COH. VIIII
PR. COMINI. MIL.
ANN. XVI. VIX. A. LXXI.
L. VMBRICIVS. CLE.
MENT. IN SOLO
SVO MEREN POSVIT

Mons. Francesco Maria Piccolomini Vescovo di Pienza, consenzienti i Priori del Comune, fece levare nel 1753 questa iscrizione dal cimitero e volle che fosse murata nella parte della Sacrestia della Pieve, ove in memoria di ciò, fu posta una lapide con la seguente leggenda

ERVDITORVM HOMINES LABORE ET STVDIO E
TENEBRIS AD LUCEM VINDICATA SVBIECTA
EPIGRAFES VT E CELI INCOMODIS ERPTA DIV
SERVARETUR, ADNVENT, CVRANTE FAVENTE
FRANCISCO MARIA PICCOLOMINEO EPISCOPO
PIENTINO XIX E VETERI SEPULCRETO ADVECTA,
HOC IN LOCO MVRO CONCLVSA PROPONITVR
XVIII KAL. ANNO A.P.V. MDCCLIII
MAGISTRATVM OBTINENTIBVS; FRANCISCO FECIO
PRAEFECTO, JOANNE THOMA FECIO, SANCTE
MARCHIO, ELIA BRUSCHIO PRIORBVS SENALONGE
POPVLO PRAEPOSITIS.

Finalmente l’Epigrafe più recente, che si riferisce al Tempio consacrato è questa

D.O.M.
TEMPLVM HOC VETVSTISSIMVM OLIM
SVB TITVLO S. PETRI IN ARENSVLIS
QVODQVE PALAM EX INVETERATA
INCOLARVM TRADITIONE
VNA EX SEPTEM PLEBIBVS
D. DONATI REPUTATVR
ILLVMVS AC REMVS DD. SEPTIMIVS CINVGHI
SACRIS ADDIXIT
PLEBANO ADM. R. D. IOSEP BERNARDINI
A. D. MLCCXVII
DIE XXI NOVEMBRIS

A comprovare l’antichità di questa Chiesa come consacrata al Culto Divino, si può produrre la testimonianza del Muratori; dal quale sappiamo che nell’anno 715, in una lite insorta fra i Vescovi di Arezzo e di Siena, a motivo giurisdizione, fu chiamato in esame un certo Leo Presbiter de Baptisterio in messala Sancta Matris Ecclesia.
Nel 1462 il Pontefice Pio II avendo dichiarato Città la terra di Corsignano, con il nuovo nome di Pienza, ed eletto Vescovo Giovanni Cinughi di Siena, la Pieve di S. Pietro ad Mensulas, con le cure annesse, fu staccata dal Vescovado di Arezzo ed unita a quella città.
Il nome poi di "Arensulis" o "Mensulas" pare fosse dato a questo luogo dalle varie molteplici pietre che servivano da Mense per i sacrifizj o per coprire sarcofagi sepolcrali.

(da: G. Losi, Guida del viaggiatore... Siena 1860)

"S. Chiesa Madre in Mesalas o ad Mensulas, dedicata alla Santa Assemblea dei 46 martiri sepolti con S. Pietro e S. Paolo nella Laucumneti (Reggia del Lucumo) o Catacumbas, cioè negli ambienti sottostanti il tempio etrusco di Veltumno, Apollo e Camurisa o Amorosa. L’ultimo documento in cui appare la Santa Chiesa Madre dell’Amorosa è un diploma di Ottone III del 20 giugno 998 (U. Pasqui, Documenti per la storia di Arezzo nel Medioevo, I, p.120). Nel 1040 appare per la per la prima volta (U. Pasqui, op. cit., I, p.238) la Pieve di S. Pietro "in Misole". Evidentemente, andata in rovina la Pieve vecchia, il suo territorio, intorno all’anno 1000, era stato suddiviso tra le nuove Pievi, quella di S. Pietro a Pieve di Sinalunga e quella di S. Costanzo a Scianello, presso Torrita di Siena. L’antico battistero della S. Chiesa Madre è da collocarsi all’Amorosa, sia perché la mansione ad Mensulas, nella Peutingeriana, non è collocata sulla via Cassia che dal Sol di Strada raggiungeva Manliana e da qui toccava La Fratta, il Santarello e Pieve di Sinalunga, per arrivare alla mansione "Fiume Ombrone" dopo 18 miglia da Manliana, ma su un diverticolo che si distaccava a Manliana, presso Poggio a Magliano, dalla Cassia e passando sotto Petriolo (Praetoriolum o fattoria del basso Impero), per l’Amorosa, Rigaiolo, Collalto, Buonconvento, Piana, Resi, Coppiano, Bagni di Petriolo e Roccastrada, si dirigeva verso Manliana di Follonica sul mare, cioè sulla via Aurelia. La Cassia dopo l’Ombrone toccava ad Grecos (Borgo dei Greci, oggi Porgo), dopo 12 miglia raggiungeva Ioglandem (Dievole) e transitava poi per la pieve di S. Polo in Rosso e Poggio S. Paolo dove si univa probabilmente con la strada proveniente da Arezzo per Ambra (Umbro fl.) e poi per la pieve di S. Giusto in Salcio, a 10 miglia da Dievole, raggiungeva Biturisa (Radda) e Ottavo.
(da: A. Maroni, Battisteri paelocristiani... in Quaderni Sinalunghesi Anno IX nº 1 - giugno 1998)
tavola Peutingeriana
Particolare della Tavola Peutingeriana nel tratto Chiusi - Umbro flumen con l'indicazione della mansio "ad Mensulas"
Sul finire del 1800 il pievano don Luigi Frullini, eseguì una serie di scavi nelle immediate vicinanze dell'antica pieve. Furono ritrovati numerosi reperti di età etrusca e romana tra i quali un'antefissa con testa di Attis ed una statua fittili di Ercole

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