L'AMOROSA

Ariano Guastaldi, 'Notizie storiche',
in ‘Quaderni Sinalunghesi’ Anno IX nº 3 - Dicembre 1998]


Se dal colle di Sinalunga si osserva il paesaggio verso sud, la prima cosa che salta agli occhi è la grande "piramide" del monte Cetona che si innalza sulla linea dell’orizzonte. Tra la grande montagna e la valle sotto Sinalunga, una serie infinita di dolci declivi punteggiati di cipressi e ciuffi d’alberi. Indubbiamente un bel panorama, ma questa non è una grande scoperta: la Toscana offre migliaia di panorami splendidi.
Se però nell’aria c’è un po’ di foschia, quel tanto che basta a confondere i dettagli delle cose e il sole è sufficientemente basso da contrastare leggermente i piani contigui rendendoli appena appena diversi, allora il panorama comincia a prendere un diverso spessore.
In questo caso infatti il paesaggio, ridotto a linee essenziali vergate nel monocromatismo della luce bassa diffusa dalla foschia e ammorbidita dalla rotondità delle colline, diventa un’interpretazione artistica.
Un disegno al carboncino, una fotografia in bianco-nero a toni alti, una poesia; sicuramente ognuno ci vedrà una cosa diversa a secondo del proprio stato d’animo, delle singole conoscenze, della propria sensibilità.
In questa iquadratura l’Amorosa, pur facendone parte, ha buone probabilità di passare inosservata, perfettamente integrata com’è nel paesaggio circostante. Bella, di una bellezza "misurata", di chi non vuole apparire ma essere, di chi è consapevole di ciò che è e che non ha bisogno di dimostrarlo, l’Amorosa è lì, nel paesaggio: un dettaglio dell’opera d’arte.
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Questo suo essere "misurato" è indubbiamente, la caratteristica principale dell’Amorosa. In un tentativo, peraltro non facile, di ripercorrere la sua storia, giacché – evidentemente – è sovrastata da quella di Sinalunga della cui comunità fa parte, troviamo i segni della sua presenza in qualsiasi periodo storico si prenda in esame. In quanto a grandi notizie però, poco, o niente.
Così non sappiamo quando fu fondata, ma le sue colline erano abitate fin dal tempo degli Etruschi, e la troviamo puntualmente nella cartografia più antica.
Nella "Thusciae Descriptio autore Hieronimo Bellarmato" di Abramo Ortelio, tavola stampata nel 1573 ad Anversa ed inserita nel "Theatrum Orbis Terrarum", l’Amorosa è presente. [...]. È ragionevole ipotizzare che, in una carta di così ampio respiro, non sarebbe stato riportato il centro dell’Amorosa se non avesse avuto una certa importanza. [...]


Molto importante è la presenza dell’Amorosa nel grande affresco celebrativo della "battaglia di Valdichiana" del 1363 nella sala del Mappamondo nel Palazzo Pubblico di Siena. Interessante non tanto perché ci lascia intravedere la struttura del nostro borgo, sicuramente di larga fantasia, quanto perché attesta la sua caratteristica di castrum – confermata peraltro successivamente da altre notizie – ossia di villaggio munito di una cinta muraria ed altre strutture atte alla difesa. [...]
Agli inizi del 1363 entrò nel territorio senese la compagnia bretone detta "del Cappello" che, al soldo di Firenze, concentrò le proprie azioni sui territori di confine provocando notevoli danni. Vista la scarsa reazione di Siena, spinse le proprie scorrerie fin sotto le mura della città e questa – forse – fu la molla che fece scattare la reazione del Governo che, anziché pagare, questa volta fece armare un esercito. Il capitano della compagnia del Cappello, Niccolò da Montefeltro, non prendendo molto sul serio i Senesi – che in fondo non avevano mai reagito in passato – o fidando troppo sulle proprie forze, accettò battaglia in campo aperto, ma fu miseramente sconfitto e fatto prigioniero. L’azione avvenne nel mese di ottobre dello stesso anno e si svolse tra Sinalunga e Torrita. Le cronache riportano di lunghe file di prigionieri che, a sera, furono condotte dentro le mura di Asinalonga. In considerazione dell’asprezza dello scontro e della durata – si parla di tutta la giornata – i prigionieri furono sicuramente portati nel castello più vicino e quindi la battaglia, o quanto meno la fase finale della stessa, deve essere avvenuta proprio nei pressi dell’Amorosa.
L’incarico di celebrare l’importante evento fu affidato al pittore Lippo Vanni, il quale ci ha tramandato l’immagine di una Valdichiana senese con un’agricoltura ricca, con molte case coloniche e relativi orti, i pagliai, gli alberi da frutto, tutto incredibilmente intatto e pulito, malgrado l’infuriare della battaglia, grazie alla presenza rassicurante ed alla protezione dei castelli ubicati in posizione strategica intorno alla valle. La descrizione della battaglia, sebbene disegnata in un unico quadro, è divisa in tre parti abbastanza distinte con progressione da sinistra a destra: le truppe con le insegne della compagnia del Terzo di Camollia escono da Porta Pispini a Siena, sono affiancate da quelle di Francesco Orsini contraddistinte dalle insegne a bande e da una rosa (per descrivere in modo ancor più esplicito la provenienza un capitano ha sul giaco la scritta "S.P.Q.R."). Nella seconda fase l’attacco è guidato dai comandanti: sui loro cimieri le insegne della rosa degli Orsini e dell’ala araldica di Ugo dell’Ala assoldato da Siena. Nella terza fase, con un passaggio appena percettibile, la descrizione della disfatta della Compagnia del Cappello.

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