Fossombroni

LA VALDICHIANA

La Valdichiana in un disegno da le memorie del Fossombroni
Nel loro barcamenarsi tra giustizia e potere, i giudici influenzarono anche i tecnici chiamati ad esprimere il loro giudizio, anche se probabilmente non avevano bisogno di essere incoraggiati in tal senso, e così sono passate alla storia relazioni che sembrano avere molto più attinenza con l’arte diplomatica, che non con la tecnica ingegneristica.
Per primo fu chiamato ad esprimere la propria valutazione sui progetti, l’abate Guido Grandi di Cremona, professore all’università di Pisa, il quale reputò migliore il progetto del Franci, anche se concluse la sua relazione tecnica rimettendosi tecnicamente «al più prudente, e savio giudizio delle Signorie Loro Illustrissime, alle quali rassegnando i miei divoti ossequj, mi dò l’onore di sottoscrivermi»; poi ad Eustachio Manfredi dell’università di Bologna che pur «col far Loro devotissimo inchino» la prende molto alla lontana senza concludere niente, tanto che viene invitato, per ben due volte, a chiarire il proprio giudizio, fino a quando non fosse stato quello che ci si aspettava: ed è più o meno ciò che infine fa «ratificandosi con ossequio».
Il progetto delle colmate proposto dal Ciaccheri, malgrado si rifacesse ad una pratica largamente diffusa nel resto della valle, non fu ritenuto fattibile per una serie infinita di problemi ultimo dei quali (ultimo, si fa per dire) il presunto danno ai terreni dei Nobil Signori. Nella lunga dissertazione critica c’è un concetto che richiama la considerazione fatta a proposito dell’interessamento dei Medici alla bonifica, quando cioè si afferma che non si può obbligare qualcuno – sia pure a nome della collettività – ad una servitù nella quale non ha alcuna parte; come a dire: se non ho un ritorno economico non mi posso impegnare per il bene di tutti.
Il progetto del Franci fu scartato perché non piaceva ai proprietari dei terreni che dovevano essere attraversati dal canale di scolo. Questa sarebbe stata la formula diretta per spiegarne il rifiuto. In termini più vaghi fu invece detto che il nuovo canale avrebbe interessato anche il territorio di Montepulciano nello Stato fiorentino, mentre Sinalunga era in quello senese (al tempo tutti e due facevano parte del Granducato di Toscana, ma... «la qual cosa non è conforme alle regole di ragione»); e poi il nuovo canale avrebbe avuto un percorso lunghissimo (praticamente era quasi parallelo alla Foenna). «Inoltre verrebbe la Comunità di Sinalunga, assieme cogli altri interessati (") a soggettarsi a tutte le spese necessarie, per conservare gli argini del Galegno, Doccia, e Fosso a Cornio, senza de’ quali, né il nuovo fosso, né la Fuga dilatata e profondata, potrebbe servire per lo scolo desiderato...».
Rimaneva il progetto del Nardi, molto articolato, esteso territorialmente ma, soprattutto, attento a non sacrificare nessuno e tale da poter essere modificato laddove si fossero incontrati ostacoli. Fu scelto quest’ultimo progetto. Probabilmente era il migliore, sicuramente era l’unico attuabile perché aveva un occhio di riguardo per tutti salvo, forse, per il molino della comunità di Sinalunga per il quale furono previsti solo dei lavori per il prolungamento della gora. Ma il dislivello era insignificante, tanto che il perito chiamato ad esprimere il proprio parere, e che allinea facilmente in altre parti le proprie relazioni al volere del richiedente, questa volta è costretto a dei veri e propri equilibrismi per definire «inutile» quel progetto.
Particolare riguardo fu dedicato alla Real Fattoria di Bettolle dei Cavalieri di S. Stefano. Il nuovo canale non avrebbe potuto portare danno maggiore di quanto non ne portasse la Foenna che si immetteva nel canale Maestro immediatamente a ridosso dei loro terreni. Il progetto, infatti, non prevedeva il passaggio del canale per le terre coltivate della Real Fattoria e solo una grande alluvione avrebbe potuto interessarle: semmai portava loro dei vantaggi, come poi portò, con l’acquisizione di nuovi terreni.
La decisione dei giudici fu trasmessa a Firenze nel 1737, l’anno dell’arrivo in Toscana dei Lorena.
Il 9 giugno dell’anno seguente fu deliberato dal Consiglio comunale l’inizio dei lavori per la bonifica dei Prati di Sinalunga, prevedendo di ricorrere ad un prestito del Monte dei Paschi. Tali lavori, che terminarono due anni dopo, meritano di essere ricordati perché, forse unico episodio nella storia della bonifica della Valdichiana, non furono fatti per favorire solo la famiglia al potere e, più in generale, i potenti della zona. Il fatto che i lavori fossero stati finanziati interamente dalla comunità non autorizza a dare per scontato un fine comunitario: la storia della bonifica è piena di episodi che oggi non sono facili da capire. Le idee cambiano con i tempi, ma non sempre con la stessa velocità. Sul finire dell’800, per esempio, il Del Corto riconosce che i Medici approfittarono un po’ troppo della situazione, ma, in qualche modo, sembra darne la colpa alla povera gente che non voleva guardare al futuro.
Decisamente più diretto e reale il Calabresi quando parla di vera a propria esosità e di mancanza di carità cristiana a vari livelli.

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