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SCOPRIRE SINALUNGA

con qualche foto e un po’ di testo, per poter apprezzare le piccole cose…
che non sempre sono piccole.

Da qualsiasi parte si arrivi in questi luoghi, è consigliabile differenziare il paesaggio dividendolo nettamente in due, anche se, come vedremo, i punti in comune sono molti e serve un po’ di allenamento per distinguerli.

L A    C O L L I N A     vedi >

L A    V A L D I C H I A N A     vedi >

IL TERRITORIO COLLINARE

Il gusto estetico di costruire il paesaggio

IL PAESAGGIO COME OPERA D'ARTE

Le colline che costituiscono più di un terzo del comprensorio del comunale di Sinalunga, devono il loro aspetto ovviamente alla morfologia del terreno ma anche e soprattutto al lavoro dell’uomo, il quale, per almeno un paio di millenni, lo ha plasmato secondo i propri bisogni, dandogli la forma che la propria concezione dell’estetica gli imponeva. La sensazione di pulizia formale che si prova osservando il paesaggio di questa Terra, è un fatto indiscutibile e in ciò la natura non ha parte: se ci sono alberi che con la loro presenza danno equilibrio ad una porzione di paesaggio è perché qualcuno li ha piantati lì ritenendo che quello fosse il punto migliore. Questo vale per le piante utili a produrre beni, come gli olivi, così come per i cipressi, spesso usati come riferimento di demarcazione territoriale, ma altre volte come semplice elemento ornamentale.
L’affresco del “Buongoverno” di Ambrogio Lorenzetti, nel Palazzo pubblico di Siena, è una splendida sintesi di ciò.

LA VALDICHIANA SINALUNGHESE

Un paesaggio senza rilievi apparenti, ma tutt’altro che piatto

il  fascino della storia

Della valle del Chiana si ricorda in genere il passato di palude, dimenticando che nei mille anni precedenti all’impaludamento era stata una regione bella, fertile e densamente popolata come poche altre. Relativamente alla palude restano molti studi ed alcune immagini, come la splendida veduta a volo d’uccello di Leonardo da Vinci. L’aspetto odierno deve molto alla bonifica settecentesca dei Lorena, al tempo alla guida del granducato di Toscana. La fitta rete di canali, costruita per lo scolo delle acque, ed ancor più le unità poderali, volute da Pietro Leopoldo ed al cui nome sono ancora legate, ne caratterizzano fortemente l’identità, malgrado la perdita degli alberi propri di ogni podere (gelsi, testucchi, viti e olivi), abbattuti di recente per le cambiate esigenze agricole.