| note 1. Archivio Comunale di Sinalunga. Annali della nobile ed antica Terra dAsinalonga in Toscana dallanno 1257 al 1770 scritti dallInfiammato Accademico Smantellato lanno 1755, ms. 2. Idem. 3. Idem. 4. Giovanni Antonio Pecci, Memorie storiche, politiche, civili e naturali delle Città Terre e Castella che sono e sono state suddite della città di Siena, Siena 1740/1758 ms. «E come che la gioventù Asinalunghese è portata naturalmente agli Studi delle Scienze, e delle belle Lettere, poiché, oltre al mantenere in Siena per approfittarsi in tali facoltà non pochi di quella gioventù, e godere tre Alunnati[...] col obligo di dottorarsi, tornati che sono alla Patria per non trattenersi oziosi, eressero lì anno 1673. un Accademia, nominata de Concordi[...]». 5. Andrea Giorgi, Stefano Moscatelli, Larchivio comunale di Sinalunga, 1997. 6. Sue note riconoscibilissime sono presenti nel manoscritto. 7. Luigi Agnolucci, Raccolta di Notizie sul Comune di Sinalunga, ms. copia 1881-1908. Dellopera dellAgnolucci sono noti alcuni brogliacci, due copie scritte di suo pugno entro il 1908 ed una scritta da altra persona alla quale dovrebbe essere seguita unaltra che lAgnolucci riscrisse, ormai in tarda età e di suo pugno, perché non soddisfatto della commissione. 8. Archivio Comunale. Luigi Agnolucci, Cartoline contenenti notizie storiche di tutto il Comune di Sinalunga, ms. a partire dal 1881 al 1925 ca. Schede numerate progressivamente e contenute in cartelle. Ogni cartolina è formata generalmente da un foglio scritto sul fronte e sul retro, in alcuni casi la cartolina si sviluppa in più fogli. Lautore propone le cartoline come approfondimento dei fatti o degli avvenimenti riportati nella Raccolta di notizie... 9. Idem. Cartolina n. 53. La notizia viene data in modo ancora diverso nella Cartolina n. 67 «Accademia dei Concordi, poi degli Smantellati... Per luogo di loro residenza presero le stanze vecchie della Compagnia Laicale di Santa Croce, dove costruirono un piccolo Teatro». 10. LInfiammato, Annali... cit. «Il Serenissimo Principe Gran Duca Francesco Maria dei Medici Governatore della Città e Stato di Siena prese Protezione dellAccademia de Concordi dAsinalonga, come per Sua Lettera Scritta ai medesimi Accademici in data di Siena 4. Agosto 1685». 11. Idem. «Ne quanto io dico è mia invenzione, mentre si conservano anche nella Libreria dellEcc.mo Signor Avvocato Luigi Pagni prosigillatore della Sacra Penitenzieria in Roma, e nostro amatissimo Concittadino alcuni frammenti Istorici di detta Accademia, alcuni Consigli e Deliberazioni, alcune Orazioni, e Composizioni recitate, e la Lettera del serenissimo Francesco Maria dei Medici del 4. Agosto 1685. quando prese la Protezione di questa Accademia, e questa Lettera è nel Suo Originale». 12. Idem, «A dì 9. Agosto 1750. si riaprì in Asinalonga lAccademia dei Concordi altrimenti detta degli Smantellati, e promotori di questo nuovo Aprimento furno: D.re Andrea di Alfonzo Gagliardi - D.re Francesco del Tenente Domenico Feci - D.re Andrea di Alfonzo Grazi - D.re Zaverio di Francesco Bernardini - D.re Niccolò del D.re Andrea Gagliardi - Giovan Tommaso del D.re Filandro Feci - Mariano dAgostino Cinelli - Apollonio di Niccolò Ghezzi - Francesco di Giovan Domenico Pollini - Agostino di Simone Savelli - Bartolommeo di Cristofano Mazzi - Domenico di Francesco Zanelli». 13. Idem, nella sezione Diario al mese di Agosto. 14. Idem, «Ed il M.to Magnifico Magistrato dAsinalonga conosciuto da questa donazione quanto detto Cinelli amasse la Patria, ordinò per Deliberazione del dì 23. Ottobre 1756. che nella Stanza, dove si conserveranno i Libri della Pubblica Libreria a perpetua Memoria vi stia il Ritratto di detto Signor Mariano Cinelli». Ed ancora in altra pagina «In Maggior decoro dei Pubblici dAsinalonga, e utile per lAccademici Smantellati lanno 1757. il Signor Mariano Cinelli lasciò al Pubblico ed esso alli M.to Magnifici Gonfaloniere, e Priori una Libreria Pubblica ponendola sotto Custodia dellAccademia dovendo assistervi un Prefetto da eleggersi per i Signori Gonfaloniere e Priore, che coi tempi risiederanno, da dover però sempre eleggere uno del Corpo di detta Accademia». 15. Documento in fotocopia conservato presso la Biblioteca Comunale di Sinalunga, dora in avanti FBC, Protocollo n.1, Deliberazioni e Consigli degli Smantellati, ms. 4 luglio 1750 (dal 1750 al 1765). 16. Idem. «Sig. Sig. Padron Colendissimo Acciò che non solo glAccademici nostri, ma tutti i Giovani, e Persone amanti delli studj abbiano la comodità di poter avere, e leggere Libri, abbiamo determinato incominciare una pubblica Libreria sotto la direzione, e comando delli Molto Magnifici, ed Illustri Signori Gonfaloniere, e Priori, e sotto la custodia di questo Sig. Cancelliere della Comunità, dal quale sarà data a ciascheduna Persona il comodo di poter leggere i Libri già depositati, e da depositarsi; ma siccome tutte le cose nei loro principj sono piccole, così dò avviso a VS. della già fatta, ed incominciata risoluzione, acciò volendo, possa rendersi grato a questo Pubblico con esser parte, e cagione dellaumentazione di detta nostra pubblica Libreria, assicurandola, che se ne farà pubblica memoria, ed eterna obbligazione se ne professerà, e con desiderio di poterla servire mi confermo con tutto lo spirito. Di VS. Sinalonga questo dì 20. Agosto 1756.» 17. Idem. «Virtuosissimo Sig.re Sig.re P.ron Col.mo Un così sublime pensare certamente non poteva idearsi in altro Soggetto, che in VS. Virtuosissima, che è meritatamente il Capo di codesta Accademia Smantellata dAsinalonga. Quali siano glAccademici componenti codesto Letterario Congresso e quanto perspicaci, e istruiti nelle lettere umane, e nelle belle arti si può facilmente congetturare dalla bellissima Lettera circolare inviata. In essa chiaramente si scorge fantasia di sentimenti, e desiderio darricchirsi per profitto della studiosa Gioventù, la Libreria, è la nuova maniera, per la quale possa arrivarsi a così considerabile acquisto, così più inimaginata da tante altre Accademie Italiane, che fiorirono e tuttavia a lunga serie dAnni diedero e danno alla Repubblica delle Lettere dotti, e chiari Soggetti. Non la pensarono esse non se limmaginarno i nostri Antichi Intronati, che da tre secoli (?) per tutto il mondo il nome loro con migliaja di Soggetti in tutte le Scienze laminosi, e distinti. Se potrà a VS. Virtuosissima sortire una tale Impresa, non mancheranno altri a seguitarne lEsempio, ma comprendo scabrosi inciampi, che si potranno frapporre per distogliere sì vantaggioso pensiero, mentre confermandomi di vero cuore vado restando. Di VS. Virtuosissima Siena 23. Agosto 1756. Dev.mo Obbl.mo Sev.re Il Colorito ArchIntronato. Copiato guardo sopra dal suo Originale esistente in filo Lettera Affari dAccademia questo dì 27. Agosto 1756. In fede Il Docile Segretario». 18. Idem. «Risposta alla dicontro Lettera del Sig.re ArchIntronato Ill.mo Sig.re Sig.re P.ron Col.mo Per quanto grande sia stato il numero delle lettere Circolari da me mandate a più Persone nellAprimento di questa nostra Pubblica Libreria niuno invero ha dimostrato tantaffetto e premure per la reputazione di Nostra Accademia quanto VS. Ill.ma. Ma compatisca di grazia male a proposito mette a noi davanti lesempi di tante Accademie dItalia e sia in particolare di cotesta Accademia Intronata della quale è degnissimo Superiore. Mentre se ci dice che unidea tale di formare una Pubblica Libreria non è venuta in idea a quelle, questo non averci pensato è stata quella cagione appunto, che presentemente non li hanno. In Firenze ho ben veduto, che molte Accademie, appunto perché loro Accademici a ciò pensarno, in oggi i viventi si servono di quei Libri che glAntichi gli preparorno con quei mezzi e maniere sempre lodevoli, quando non vedi inganno. Quei scabrosi inciampi, che VS. Ill.ma vede stare a noi preparati per impedire lonesta nostra risoluzione, anche se ben li conosco, o li vedo, e saranno che pochi con noi suniranno con donarci dei Libri, per rendere più copiosa la Libreria nostra ma per altro nessuno si farà ardito di portar via quelli, che già con onesti mezzi, e maniere adunati sapremo ben custodire. La VS. Ill.ma conosce in altre occasioni che da noi si manchi ai doveri di civiltà, ed onestà la preghiamo di sollecito consiglio che allora conosceremo e sapremo distinguere esser VS. Ill.ma quel Nobil Soggetto al quale con tutta la stima mi do lonore soscrivendomi. Di VS. Ill.ma Asinalonga 10 Settembre 1756 Dev.mo Obbl.mo Servitore LInfiammato Arcismantellato». 19. Idem. «Capitoli firmati dalli M.to Mag.ci SS.ri Gonfaloniere, e Priori della Comunità di Sinalonga Sig.re Arcismantellato della nostra Accademia, e Sig.r Mariano Cinelli donatore della Pubblica Libreria, per la conservazione della medesima; Copiati dal Libro delle Memorie della Comunità esistente nella Pubblica Cancelleria di Sinalonga. I. La pubblica Libreria di Sinalonga deva star sotto la direzzione e comando delli M.to Mag.ci SS.ri Gonfaloniere, e Priori della Comunità di detta Terra, e sotto la Custodia degli Accademici Smantellati di detto luogo, e per tal custodia debba lAccademia fino al nuovo provvedimento trovare una stanza dove si devino tenere i Libri, e di questa pagare la pigione al respettivo Padrone. II. I M.to Mag.ci SS.ri Gonfaloniere, e Priori, che risiedono nel presente mese di Novembre 1757. Elegghino un Prefetto del numero degli Accademici Smantellati, al quale sia data la consegna di tutti i Libri, e Scritture esistenti nella Libraria con farne il medesimo ricevuta a piè dellinventario, che deve conservarsi nella Pubblica Cancelleria della Comunità, et altri inventari stia appresso il medesimo Prefetto. III. Il prefetto che sarà eletto non possa esser remosso dalla sua Carica, se non si conoscesse che prestasse fuori delle Stanze i Libri, e Scritture, e tutto a tal fine i M.to Mag.ci SS.ri Gonfaloniere, e Priori, che risiederanno nel mese di settembre di ciaschedunanno possano intimarli la visita alla Libraria per giorno certo, per riconoscere, se mancano Libri o Scritture, e trovandosi mancante sintimi che nel ottobre, che si stimeranno proprio siano rimessi, e mancando sia licenziato, et obbligato col braccio della Giustizia a rimettere delli propri denari i Libri, e Scritture mancanti, et essendo al presente nella Libraria quattro Plichi di Scritture sciolte, che facil sarebbe perderle si numerino, e se ne faccia particolar Inventario. IV. Che essendo stato per i sopradetti motivi licenziato il Prefetto, e dovendosi divenire a nuove elezzioni, deva questa farsi dagli SS. Rappresentanti la Comunità come sopra sia detto. Ma sempre nella Persona dun Accademico. V. Che nessuna Persona tanto degli SS. Rappresentanti la Comunità quanto de SS. off.li dellAccademia possa estrar Libri, o obbligare il Prefetto ad aprir la Libraria fuori delli giorni, ed anche saranno destinati, ne abbiamo autorità dalienare nessun Libro anche sotto pretesto di baratto con i Libraj e per evitar questo, saranno tutti i Libri sigillati con sigillo della Libraria e quando si pretendesse, o per parte del Pubblico o dellAccademia, che si dovesse mutar la stanza a i Libri, si deva in ciò concorrere il consenso degli Molto Mag.ci SS.ri Gonfaloniere e Priori della Comunità, e delli SS.ri Arcismantellato, Deputati e Prefetto, e così quattro per parte del Pubblico, e quattro per parte dellAccademia. VI. Che datosi il caso, che Dio non voglia, che lAccademia fosse abbandonata, e che più non esistesse con quel buon regolamento, che presentemente si conserva subbito che si sentiranno suscitare dissenzioni e tumulti fra glAccademici, e che non si potesse sperare sollecito aggiustamento. Gli SS. Rappresentanti la Comunità avvertino il Prefetto a non dar ne chiave, ne alcun Libro agloff.li dellAccademia, e quando sia necessario fatta anche fuori tempo la visita, li facciamo depositare la chiave quale tenga appresso di Se il Sig.r Gonfaloniere fino allelezzione di nuovo Prefetto, acciò dalle dissenzioni degli Accademici non soffra pericolo o danno la Pubblica Libraria, e tutto con il reservo che se altrimenti mandante. 20. Idem, 1757. «Accettare la custodia della Pubblica Libreria [...]2ª. Che essendo fino dal dì 11 Maggio 1756. Il nostro Accademico detto LInfiammato cominciata una Pubblica Libreria sotto la direzzione, e Comando delli M.to Magnifici, ed Illustri Sig.ri Gonfaloniere, e Priori di questa Comunità, e volendone con il consenso dei medesimi Sig.ri Rappresentanti dare la perpetua custodia di detta Pubblica Libreria allAccademia nostra, con dovere eleggersi un Prefetto, e questo deve esser sempre uno del numero dellAccademici nostri, o come meglio nelle Capitolazioni da farsi, e registrarsi al Libro di Memorie Correnti della Comunità, così sia lAccademia nostra obbligata a provvedere fino a nuovo provvedimento una stanza, e di questa pagare la pigione al respettivo Padrone, ed in questa stanza trasferirsi i Libri stati fino al giorno presente nella pubblica Cancelleria sotto alla custodia del Sig.r Cancelliere per modo di provisione, come nella Lettera Circolare del dì 20 Agosto 1756. del detto Accademico, LInfiammato allora nostro Arcismantellato retro in questo ac. 28. È chiamato a consigliare lAccademico detto il Riservato quale alzatosi in piedi fatte le solite invocazioni ed ottenuta Licenza consigliò, e consigliante disse. Sopra la prima, ossia la Generale, lasciò a tutti glAccademici adunati la libertà di dire, e proporre per quel tanto, che credono proprio e vantaggioso alla propria Accademia. Sopra la seconda esser di sentimento doversi accettare dallAccademia nostra la Custodia della Pubblica Libreria, mentre non ostante, che vi sia la spesa della pigione della stanza, è così decorosa cosa poi per lAccademia nostra, esser prescelta dalli M.to Mag.ci Gonfaloniere o Priori di questo Pubblico, alla Custodia duna Pubblica Libreria, che non deve in cor alcuno considerarsi, ne spesa, ne incomodo trattandosi dun affare sì utile, e necessario per tutto il Pubblico, o sia in particolare per lAccademia, così si mandi a partito e rimanendo vinta per due terzi sintende accettata». 21. Luigi Agnolucci, Raccolta di Notizie... cit. Anno 1756. 22. FBC, Protocollo n.1, cit. «In congiunta che il Sig.r Vincenzo Pazzini Carli Editore del Libretto intitolato Raccolta di Componimenti Poetici pubblicato lanno 1756 dona il medesimo Libretto alla Pubblica Libreria nuovamente Eretta nella Terra dAsinalonga, scrive da Siena sua Patria la sottoscritta lettera al Sig.r Mariano Cinelli Arcismantellato, ed autore di detta Pubblica Libreria Signor, che fra cotesta Erudita Adunanza il primo Luogo avete, Vi prego se volete far sì, chentro Sua Stanza Ella raccolga un Libretto, che con genio glinvio, perché più ricca sia, e sempre più ripiena la Vostra Libreria, ne punto ceda alla Città di Siena, questo è quel che desio gradisca ella il disegno, e prenda con calor il bellimpegno che sarà molto grato, perché vedran che Voi avete procurato alla Patria Splendore, onde ciaschuno poi nel veder lopra bella si dirà debitore a chi fu lAutor di quella, e alla vostra premura, che tutto di Sua Patria il ben procura». 23. LInfiammato, Annali... cit. 24. Idem. «...Sonetti dedicati a lIllustrissimo Signor Conte de La Tour Colonnello del primo Reggimento Pedestre di S.M.C. in Toscana, e un Madrigale dedicato alli Molto Magnifici ed Illustri Signori Gonfaloniere, e Priori dAsinalonga; La spesa della Festa importò Scudi cento trenta due». 25. Idem. «...si principiò dallAccademia degli Smantellati a fare nel Carnevale le Pubbliche Feste di Giuoco, e Ballo, con doversi pagare da tutti gli Avventori la Tassa, che viene fissata dallArcismantellato». 26. Idem. «LEminentissimo Principe Nereo Cardinale Corsini ad istanza delli Spettabili Signori Arcismantellato, e Deputati dellAccademia degli Smantellati dAsinalonga prese la protezione di detta Accademia, come per sua Lettera in data del dì 25. Ottobre 1760». 27. FBC, Deliberazioni..., cit. 28. Idem. «E successivamente fù ordinato dalli suddetti SS.ri Residenti à me Segretario perché leggessi alla presente Adunanza la lettera stata scritta dalli suddetti SS.ri Arcismantellato, e Deputati allEminenza Sig.re Cardinale Nereo Corsini in segnale della premura fatta dallecc.mo Sig.re Rett.re Pietro Feci, che ricercò, ed ottenne da detto Si.re Cardinale Benignamente, la Protezzione di questi Accademici, come retro in questo ac. 59 insieme colla responsiva del prenominato Sig.re Cardinale, del tenore, che appresso, qui copiata. Eminent.mo e Rev.mo Sig.re Sig.re P.ne Col.mo Quelle Virtù e Meriti singolari, che nellEm.za V. risplendono, e che da tutti sono conosciuti, ed ammirati, come anco il desiderio, che nellE.V. regna, che la Scienza, e Virtù e neglaltri diffondono, ed aumentino, ci fa animosi avanzare colla presente Umili Suppliche allinnata Bontà, e gentilezza della E.V. à volersi degnare prendere la Protezzione dellAccademia, che in questa Terra di Sinalonga sotto il nome degli Smantellati già da gran tempo à fondato, conforme altra volta fù Protettore [...]lEm.mo Sig.r Cardinale Francesco Maria de Medici Principe di Toscana, come da una Sua Lettera Segnata lì 4. Agosto del 1685. chiaramente si vede. Questa col nome degli Smantellati, come si è detto è governata, da un Principe, o sia Capo che Arcismantellato si chiama, e da altri due, che, col Nome di Deputati annualmente si eleggono, ed hà per sua Impresa un Paese, colle Mura diroccate, con il motto = Et munimen habet nullo quassabile ferro = Volendo significare, che, siccome i Paesi, e le Città colle Mura Restano più difesi, e quasi invincibili, così lAccademia Nostra, benché senza ripari, e qual città senza Mura, colla pace, e concordia, che in noi Regna è bastantemente sicura, e difesa: La qual cosa con quanta maggior ragione potrà dirsi, se oltre lUnione, e Concordia nostra avaremo lonore di esser dallE.V. Protetti, e difesi. Oltre di che con assai maggior coraggio lAccademici tutti simpegneranno, non solo in quelli letterarj, od utili esercizi, che le nostre Leggi ci prescrivono, ed ordinano fare annualmente, ma ancora à seguire più di buona voglia le virtù in veggendo, che li medesimi a differenza deglIgnoranti, ed Oziosi, da Persone di così alto grado sono distinti, et morati. Per le quali cose supplichiamo nuovamente lE.V. anche in nome degli altri nostri Consocj Accademici, che una talcosa ardentemente desiderano, à volerci onorare della valevole assistenza, e Protezione Sua, che oltre à scriverlo à Sommo favore, ci professeremo eternamente Obbligati, mentre lasciandole la Sacra Persona, con tutto lo Spirito, e devoti ossequj, ci diamo lonore Risegnarci invariabilmente al merito inestimabile dellE.V. Di S.E. Rend.ma Sinalunga 10. Settembre 1760 Ossequiosissimi Umilissimi Servi Obblig.mi Dr. Ottavio Feci Arcismantellato, Giovanni Feci Deputato, Giovanni Franceschini Deputato, Agostino Savelli Deputato. AllEminent.mo e Reverend.mo Sig.re P.rone Col.mo Il Sig.r Cardinale Nereo Corsini Roma» Nello stesso documento è trascritta la lettera di risposta del cardinale: «Lettera di S.E. Il Sig.r Card.e Nereo Corsini risposta in Filo Sono molto tenuto alla gentile finezza di cotesti SS.ri Accademici Smantellati, che volendo proscegliersi un Protettore, ha si posto la mira sopra la mia persona, e mi congratulo con esser dellonorato impegno, col quale procurano di rendere la loro Patria commendevole, ed Illustre, dando occasione a buoni Impegni di esercitarsi lodevolmente, e stimolo à Giovani di studiare per meritare di essere anchessi ascritti allAccademia, la quale suppongo non si restringa alla sola Poesia, ma, che sia divisa in più Classi, perché vi si promuova eziandio lo studio della buona Teologia, della Filosofia, e della Storia Ecclesiastica, e Civile, per maggior decoro, e Utilità si deglAccademici, che del Pubblico. Limpresa, motto dellAccademia, di cui ho con piacere intesa la spiegazione mostra, che glAccademici son pieni di Coraggio, ed Io gli auguro i più felici avanzamenti esibendo Loro con la Protezzione, che ne prendo tutto quellaiuto che posso; Onde Le Sig.rie Loro facendo allAccademia i miei Ringraziamenti, gli renderanno altresì manifesti questi miei sincerissimi desiderj, mentre mi dichiaro. Delle Sig.rie VV. Ill.me Roma 25. ottobre 1760». 29. Idem. «Nella Pubblica, solenne Annua Accademia adunata il dì 11. Novembre 1757. Breve discorso della Nobiltà Vi furno negli Antichi tempi alcuni autorevoli Filosofi Nobilissimi Accademici cotanto apprezzatori della Nobiltà, che intrepidamente asserirno quella non essere altro, che una leggiera aura dambizione, di che sen van gonfi alcuni più degli altri facoltosi, e possenti Cittadini; e che se pure ella al mondo si trova giammai non è peccato. La Virtù distinta, che anzi una medesima cosa è il Virtuoso, ed il Nobile. Alla qualcosa avendo meco stesso pensato, dovendo della Nobiltà (?), per non confonder la mente di chi mascolta dividerò questo mio breve discorso in tre parti. Prima dimostrerò che cosa sia Nobiltà, e dove ella consista: nella seconda porrò in campo le principali ragioni di quei Filosofi, che come cosa vana e fittizia la sprezzano: nella terza procurerò di solvere, affinché la Nobiltà nobilissima, e chiarissima rimanghi. Supponendo io dunque, che in alcuni individui dellUmana specie una eccellente qualità risplenda che Nobilità sappella, dico Ella non essere altro, che un bene di fortuna, che alluomo accade nella Sua prima origine, fabbricatogli dallonorevolezza dei Suoi Antenati, e dal Patrio splendore, per il quale meritatamente si suppone, che egli sia più atto alla virtù del nato da Uomo meccanico in Patria incolta. Questa con proprissimo nome fù detta dai Greci Eugenio, che in lingua nostra significa buon nascimento, e buona origine. Ho detto, che la Nobiltà è bene di Fortuna, non perché la natura non vi abbia qualche parte, ma perché conforme cinsegna il Filosofo di quelle cose si dice che cagiona la Fortuna le quali accadono oltre lintenzione dellAgente. Essendo dunque intenzione della Natura quando forma lUomo di fare un animale di ragione capace, e non di farlo nobile della razionalità se nattribuirà la ragione, e causa della Natura, e della Nobiltà alla Fortuna. Quello dunque sarà tenuto più atto alla virtù, e si chiamerà veramente Nobile, che legittimamente discenderà da Uomini, e da Donne Chiare e risplendenti per virtù, o per ricchezze, o per quelle cose, che più fra gli Uomini si valutano, ed averà avuti molti nella sua stirpe, dognetà, e dogni sesso ragguardevoli, ed Illustri, e che averà sortito i suoi Natali in città edificata, ed ampliata da Uomini Eroici, ed Illustri e Gloriosi. La onde quanto sarà maggiore il numero dei suoi pregiati Antecessori tanto sarà più nobile reputato. Si potrebbe nulla di meno chiamare assolutamente nobile Coluj, del quale non saveva più memoria della sua Ignobiltà, la qual memoria, si prescrive nello spazio di tre età. E questo sia detto a sufficenza per far comprender che ne le ricchezze, ne il sontuoso vestire fa lUomo Nobile, ma che è necessario lo splendore dei suoi maggiori, perché il nato da Uomo vile quantunque ricchissimo non potrà cadere sotto questa definizione. La qual definizione con tutto che sia ben fondata, nulla di meno da alcuni Filosofi e massime dalli Storici vien del tutto rigettata. Le quali ragioni fondate sopra gran decoro non sono punto da disprezzarsi. Dicono dunque, che pullulando noi da una comune radice, che è Dio somma bontà e somma Nobiltà, ciascheduno quantunque nato di Plebeo, è Nobile, quando non degenerando dal primo suo Genitore esercita la virtù; e quello è veramente ignobile sebben discendesse dagli Eroi, che tralignando si dà al Vizio, siccome afferma Boezio con questi versi Tutto il genere Uman che è in su la Terra se voi riguarderete Sorge da un nascimento Lorigine nostra Dio Frutto del tutto Perché uno è il padre di tutte le cose Nessun rimarrà vile Uno il tutto Governa Se non colui che vizi scopri tardo La sua stirpe abbandona E Seneca principale nella Famiglia dei Stojci scrive queste formali parole. Tutti gli Uomini hanno il medesimo Principio, e la medesima Origine, niuno è più dellaltro Nobile, se non chi ha miglior natura, e ingegno più atto alle scienze, od allarti Libere. Coloro che pongono nelle porte e nelle facciate delle Loro case per prospettion larme, o limmagini dei Loro antichi sono più noti che Nobili. Del medesimo parere fù Euripide dicendo in questa sentenza LUomo da bene è veramente Nobile, E lIngiusto sebben dal Sommo Giove Scendesse Ignobilissimo mi pare. E Socrate interrogato chi fosse nobile: quello, che è ben temperato danimo, e di corpo rispose. Con le quali sentenze confermandosi Dante disse È Gentilezza dovunque è virtuale Più oltre dicono: La Natura è a tutti pietosa Madre non è ad alcun matregna, ne ad uno più che ad un altro, rinchiude la via della virtù, ma fa ciascuno atto a conseguire il suo Fine, che è la Felicità. Ne la Scizia [i Romani chiamarono Scythia tutta la regione a nord del Caspio], ne alcuna altra più feroce e barbara Nazione nuoce allanima umana, ma di più se il mondo è Eterno, tutti siamo nellistesso corpo dellEternità collocati; se egli ebbe, come veramente ebbe principio, tutti siamo dal seme del nostro primo Padre generati; il che se è vero, è cosa temeraria il dire, che una stirpe sia più dellaltra nobile, e quelli, che gonfiati di vana ambizione si gloriano della nobiltà più tosto pazzi che Nobili chiamar si possono. Argumentano ancor dellinconvenienti, che ne seguirebbero, se la Nobiltà fosse lonorevolezza dei suoi maggiori, ed in primo luogo ne seguirebbe, che il primo virtuoso duna stirpe restando per gli ignobili fosse dellaltrui nobiltà fondatore, cosa, che in tutto, e per tutto repugnerebbe alla ragione, perché sarebbe falza quella regola confermata per tutte lAccademie. Che quello, che è causa, che una cosa sia tale, è maggiormente tale. Come per Grazia dEsempio. Se il fuoco è causa, che tutte le cose siano calde Egli sarà di tutte le cose più caldo. Laonde nel numero di molti nobili, vi sarà necessariamente compreso il primo, il quale tanto degli altri sarà più nobile, quanto che per egli sarà stato autore della Nobiltà, e splendore di tutti gli altri». LInfiammato, Annali... cit. «Grande fù lo sconcerto suscitato nellAccademia degli Smantellati per avere nel Consiglio adunato il dì 16. Novembre 1761. ammesso per Accademico Simone Figlio di Francesco Tosi quale per i propri demeriti e per i demeriti del Padre, e di tutta la Famiglia, come è noto a tutti, e come costa dai processi, stati fabbricati contro di Francesco Padre del detto Simone e per le vilissime professioni esercitate da Francesco Padre cioè di Pizzicarolo, e Macellaro, ed il Figlio daver marcato le Bestie morte ai Macelli e Pizzicherie, oltre un processo nel quale fù Condannato il Padre di Peculato fù giudicato dai più Savi, che immeritevole essendo Simone Tosi del grado dAccademico intendevano, che nulla fosse lelezzione, ma perché lArcismantellato, che era il Signor Cristofano Furlini pretese sostenere la detta elezzione anteponendo il suo capriccioso impegno al disposto del Capitolo X. Del modo deleggere glAccademici. Il Signor Mariano Cinelli Alfiere del Reggimento Menij Austriaco, Gonfaloniere del Pubblico dAsinalonga in questanno, ed Accademico detto LInfiammato soppose a questo capriccioso impegno, ma a nulla giovando le sue fortissime ragioni giudicò migliore espediente licenziarsi da detta Accademia, e il di (...) Novembre 1761. di proprio pugno si cassò dal ruolo degli Accademici, non ostante, altri Accademici Ricorressero contro il Tosi si volle dai Suoi protettori difendere, ed il dì 7. Febbraro 1762. si cassarno lAccademici Tommaso Bonaventura dei Conti della Gherardesca Patrizio Fiorentino, e Canonico di quella Metropolitana, il D.re Giacomo Pagliai da Siena ed il Sacerdote Carlo Mancini Fiorentino, ed altri Accademici stanno per cassarsi. Lesito e il frutto di questo capriccioso impegno del Signor Arcismantellato Cristofano Furlini si vedrà fra poco tempo, ma con poco decoro del Popolo dAsinalonga». 30. FBC, Copia dei Capitoli dellAccademia, Capitolo Primo, Del modo e forma di adunarsi glAccademici, ms. 1750. «Dovranno li detti Accademici adunarsi una volta lAnno nel giorno due del Mese di Luglio, Anniversario del Ristabilimento di detta Accademia nel Salone delle Commedie...» 31. Idem. «Cap. III, DellOffizio dei Deputati, Siano à questi consegnate le Chiavi del Teatro, assieme con tutti lUtensili, ed attrezzi che sia di pertinenza di detto Teatro, ne possino dare le dette Chiavi che alli Bidelli in occasione di dover Ripulire ed accomodare loccorrente per il Teatro a cose simili di loro incombenza, come si dichiarerà nel capitolo dellincombenze de Bidelli». 32. FBC, Protocollo n.1, cit. «A dì 4. Luglio 1751 Dalli Spettabili Sig.ri Accademici il Pacifico Arcismantellato Mansueto, e Vigilante deputati fin dal dì primo Maggio passato fù accordato, e concesso a M.o Agostino Danesi il sito che occupava la nostra scala della stanza corrispondente, anzi di faccia, alla casa di Bernardino Pecciarelli, e che sotto alla medesima stanza il predetto Danesi vi ha la sua cucina, con patti, e condizioni però, che il detto Danesi, e suoi Eredi sieno loro e non mai la nostra Accademia tenuti, ed obbligati a rifare, o serrare il palco della nostra Stanza per quanto tiene la bocca della sopra detta Scala. [...]Fare la Scala per la sua Casa, e dare a Noi, e futuri Accademici il libero passo per detta Sua Casa quando si recitano Commedie non solo dagli Accademici, ma anche dagli altri nostri Paesani, che la detta Scala che far deve Agostino Danesi per la Sua Casa per dare a Noi come sopra il libero passo al nostro Teatro sia commoda, e capace di poterci passare con vestiti allEroica, e da Donna con il guardiafante. Che la detta Scala deva corrispondere nel Teatro nostro per la parte della Lontananza, e perché il tetto del Danesi sia più basso del piano del Teatro, il detto Danesi sia obbligato a farci una gola perché si possa commodamente entrare nel Teatro. Che sia tenuta lAccademia nostra per la sua parte alluscio, che far si deve per serrarsi da ambedue le parti per render sicuro ed il nostro Teatro, e la Casa di M.o Agostino Danesi e lobbligazione di nostra Accademia sintenda in ciò rispetto al solo legname, o ferramenti, non già mai rispetto al muramento, al quale sia in tutto obbligato il detto Danesi e suoi. Fu ugual obbligazione considerata dal nuovo nostro Arcismantellato lAccademico detto il Manieroso laccordò e comandò che da me Segretario lnfrascritto se ne facesse la presente memoria ai Libri di nostra Accademia che hò fatto per notizia dei successori, ed in fede mano propria. LInfiammato Segretario». 33. Idem. «A dì 24. Agosto 1755 [...]2. Avendo il Sig.r Arcismantellato avuto ricorso, da Mastro Agostino Danesi che fatto uno sfogo per la Ciminaja della sua Casa con rompendo la muraglia del nostro Teatro vicino alla Lontananza, qual scavo era serrato con il solo mattone per il ritto e così proponghino cosa si deve deliberare su tal fatto. Sopra la 2ª che stante levidente pericolo dun incendio, come il medesimo Mastro Agostino Danesi qui presenta può riconoscere, e confessare tanto più che esercita la professione di Muratore deva il, medesimo dentro il termine dun mese e così dentro il 24. di Settembre prossimo futuro aver resarcito il detto scavo con ingrossare la muraglia fino a un quarto di braccio, e la medesima scialbare, quale termine dun mese passato, non avendo il Danesi fatto quantoccorre, si farà rinviare a sue spese. 34. Idem. «A dì 4. Settembre 1755 Essendo seguito laccidente dessersi bruciata in per 3 notte la Trave del Tetto di Mastro Agostino Danesi, qual trave corrispondeva nella Ciminaja di nuovo fatta da detto Danesi vicino alla Lontananza di questo nostro Teatro non fù più a roga la deliberazione del dì 24. Agosto ma fù staccato da questo (?) un precetto a detto Danesi, che fra cinque giorni sotto la pena di Scudi 25. E darbitrio abbia riserrata la Ciminaja per la grossezza di un quarto di Braccio per la parte corrispondente al Teatro, come gli fu accordato nel ultimo nostro Consiglio. Il Docile Segretario». 35. Vedi Lucia Mazzetti, Ariano Guastaldi, Teatro comunale Ciro Pinsuti, inquadramento storico, in Quaderni Sinalunghesi, anno viii n. 2, 1997. 36. Gabriella Orefice, Lesperienza architettonica di Leonardo De Vegni tra teoria e prassi, in Atti delle giornate di studio, Chianciano Terme, 1984. 37. Carlo Cresti, Leonardo De Vegni nella cultura architettonica italiana dellilluminismo, in Atti delle giornate di studio, Chianciano Terme, 1984. 38. Idem. 39. Archivio Storico Comunale, Leonardo De Vegni, Disegni ed Istruzione per la Fabbrica dun Portico Teatro ed altri Annessi sulla Piazza dAsinalunga, ms. 1774. 40. FBC, Deliberazioni dellAccademia degli Smantellati dal 1765 al 1833, Libro II. «[...] Che essendo che il presente Teatro ha di bisogno di essere restaurato minacciando rovina ed è in oggi poco decente per farci delle rappresentanze comiche. Se piaccia costruirlo di nuovo nel luogo ove è di presente ovvero riattarlo provvisoriamente per renderlo più sicuro e servibile». 41. Idem. 1794 «[...] ciascuno il prescere quella Classe che vorrà, con che per altro i Primi, cioè i Palchettanti paghino Scudi sessanta, ed avranno il Palchetto, ed i Secondi paghino Scudi quindici ed avranno un Posto serrato a due Luoghi nelle prime Panche della Platea da distribuirsi tanto gli uni, che gli altri a sorte con la Scaletta, come è stato praticato per il Teatro di Fojano, ed altri luoghi circonvicini. 2º Che le Paghe che sopra siano divise in cinque rate uguali, cioè in Scudi dodici per i Primi, ed in Scudi tre per i Secondi da pagarsi ogni quattro mesi una rata nellinfrasti tempi, cioè: La 1ª a tutto il 29 del corrente mese di dicembre 1794. La 2ª a tutto il mese di Aprile 1795. La 3ª a tutto il mese di Agosto detto. La 4ª a tutto il mese di Dicembre detto. La 5ª a tutto il mese di Aprile 1796 nel qual tempo dovrebbe essere quasi al termine la ricostruzione di questo nostro Teatro in quella guisa appunto che sarà creduta più conveniente e di sodisfazione comune. 3º Che ogni Accademico secondo la Classe che vorrà prescere deva pagare nelle mani del Sig. Lorenzo Pagni attual Camarlingo la prima rata fissata come sopra, con riportarne lopportuna ricevuta che dovrà presentare in Accademia nellAdunanza, che si terrà il dì 30. di questistesso mese di Dicembre purché ne sia fatto il registro e nel medesimo giorno si tratterà della maniera che dovrà tenersi per la ricostruzione del Teatro con fare sopra di ciò quei deputati che saranno creduti idonei. 4º Che tutti gli Accademici indistintamente si della prima, che della seconda Classe, che non pagheranno ai suoi respettivi tempi le rate, che sopra sintendino decaduti, e che abbiano perduto ogni dritto, o azione, che potessero avere sul Teatro, e Fondi acquistati con di più la perdita di quella rata o rate, che avessero pagate dovendo il tutto cedere a favore del Corpo Accademico, perché così per patto, acciò non resti ritardata lesecuzione di un tal lavoro». 42. La prima pagina del fascicolo è utilizzata dal De Vegni come lettera di trasmissione e riporta la data e luogo: Roma 5 Aprile 1774. 43. Laura Gori Savellini Mugelli, Il teatro di Sinalunga, interventi architettonici, in Teatri, luoghi di spettacolo e accademie a Montepulciano e in Valdichiana, 1984. 44. Archivio Storico Comunale, L. De Vegni, cit. 45. FBC, Deliberazioni dellAccademia degli Smantellati Libro III, 1857 «Dei Sig. coniugi Mannini appena finita e già vuota la platea di persone nel calare la lumiera si ruppe il congegno che la fa calare in modo che quando fu a metà dellaltezza precipitò e cadde su le panche e per tale caduta si guastò in modo notabilissimo e si ruppero tutti i cristalli che lornavano eccettuate poche mandorle di quelle piccole. Per questo infortunio avutosi il corpo accademico sentita dal Provveditore la relazione del fatto già quasi cognito ad ognuno venne proposto e quindi definitivamente nominata una commissione composta di persone estranee allAccademia che in sieme al Presidente e Provveditore si portino sulla faccia del luogo per giudicare se la caduta della lumiera dipende dalla rottura del verricello a vermine oppure fosse cagionata da inavvertenza o imperizia di chi la calò, e così decidere se laccaduto fosse a scopo fortuito o avvenuto per non curanza o colpa del Custode. Furono perciò nominati ed approvati da tutti i Sig.ri Antonio Marignani, Luigi Belli, e Angelo Crestini». 46. Idem. 1884. 47. Narcisa Fargnoli Simonicca, Interventi decorativi, in Teatri, luoghi di spettacolo e accademie a Montepulciano e in Valdichiana, 1984. (si trattava di un gruppo che aveva già lavorato insieme al teatro dei Rozzi di Siena ed a quello di Montepulciano). 48. FBC, Deliberazioni... cit., «per i prezzi di perizia ai quali avrebbe fatto il ribasso del 4. per %. Che i lavori dovevano essere ultimati al dì 31 Luglio futuro, che i pagamenti si sarebbero fatti in tre rate la prima nel Maggio, la seconda a fine di Luglio la terza nel Settembre, purché il lavoro avesse progredito in proporzione quanto alla prima rata». 49. Idem. 50. Idem. «Il Cav: Pollini Flaminio da lettura del Regolamento per il Mutuo di lire ottomila e la estinzione del medesimo. Aperta la discussione e fatte varie osservazioni in genere, questo non subì varianti e restò approvato nel seguente contesto. Art. I LAccademia degli Smantellati in Sinalunga con la Deliberazione Due Febbraio 1885 stabiliva di contrarre un mutuo di lire ottomila mediante obbligazioni nominative di lire cento ciascuna. Art. II La sottoscrizione alle obbligazioni sarà fatta fra gli Accademici. Art. III Il pagamento delle obbligazioni dovrà effettuarsi non più tardi del 1º Luglio 1885. Art. IV Il Mutuo avrà la durata di dodici anni e sei mesi e così dal 1º di Luglio 1885 al 31. Decembre 1897 con facoltà nellAccademia di estinguerlo anche in termine più breve facendo lestrazione di un numero maggiore di cartelle di quello stabilito nelle respettive epoche. Art. V Le obbligazioni saranno estinte mediante estrazioni semestrali che si faranno in presenza degli Accademici riuniti in adunanza generale un mese avanti il loro pagamento che sarà effettuato il 1º Luglio ed il 1º Gennaio di ogni anno. La prima estrazione sarà fatta il dì 1º Giugno 1886 e così di seguito di sei mesi in sei mesi. Art. VI Ciascuna obbligazione godrà il frutto del cinque per cento allanno, che verrà pagato il 1º Luglio di ogni anno salvo per le obbligazioni estratte e rimborsabili al primo Gennaio. Art. VII Le obbligazioni estratte cesseranno di essere fruttifere al giorno cui è stabilito il loro pagamento a forma del presente. Art. VIII Le stesse obbligazioni estratte saranno presentate al Tesoriere dallAccademia col visto del Presidente per il loro pagamento. Il portatore delle obbligazioni estratte apporrà in esse le sue quietanze al momento che gli vengono pagate dal Tesoriere. Art. IX Le obbligazioni non potranno cedersi se non che agli Accademici. Art. X Qualora le sottoscrizioni allimprestito superassero il numero di ottanta obbligazioni, lAccademia si riserva di fare equamente la riduzione e contro di essa non potranno insorgere i sottoscrittori. 51. Idem, 1885. «Compiuti i lavori di restauro del Teatro nostro è da notarsi che: il Vestibulo è molto migliorato, perché i gradini, che prima erano di pietra serena, ed ora sono di marmo; furono portati di fronte allingresso della platea; riducendo allo stesso livello tutto lambiente, sbassando la stanza prima detta dei pastrani, che ora fa seguito allingresso e serve di antisala allaccesso dei posti distinti ed alle scale, che conducono ai Palchi, ed alla scena. In origine lultima branca della scala che sboccava di faccia alla porta del caffè, è stata voltata e ripiegata, e mette nellantisala predetta; dove fu aperta una nuova porta esterna, della quale le spallette furono ritrovate sotto lintonaco ed esistenti in costruzione. Questa nuova sortita di sicurezza, fatta a seconda delle prescrizioni di legge, è molto comoda, quando è ultimato lo spettacolo; per la sortita delle persone che scendono dai palchi. Più questa antisala serve come stanza da fumare. La nuova decorazione della sala o Platea, è stata da tutti giudicata molto elegante e ricca al tempo stesso; e tale che la fa sembrare molto più grande di quello che è. Il soffitto dipinto su fondo bianco, è ben disegnato, ben fatte sono le nove muse, però migliori sono quelle su campo doro. La bocca scena è bene intesa e dona molto alla forma della Platea rallegrata dalla sua brillante ornamentazione; però vi ha un difetto che non apparisce agli occhi di tutti ed è che le linee della trabeazione non rinfilano quelle del balaustro del terzo ordine, il quale corona si bene la decorazione a stucco; difetto che poteva evitarsi tenendo più basso il parapetto del terzo ordine, e più alta la trabeazione. Le colonnette di ghisa che dividono i palchi ed isolate dal tramezzo, stanno bene assai; e furono quelle che protrassero il lavoro, perché spedite tardi e poche alla volta; mentre la fusione poteva essere migliore e comprendere anche il Capitello che si dové fare di stucco. La illuminazione fatta con potenti lumi a petrolio, collocati nei graziosi braccialetti è esuberante e se ne accendono solo la metà, altrimenti la scena ne soffre. I bracciali potevano essere collocati più comodi per essere accesi, ma per chi resta sui palchi sono ben collocati, perché non offendono la vista. Il lucernario della soffitta è forse troppo sporgente, e la sua forma a facce (ottagona) non si presta troppo a renderlo gradevole allocchio; in ogni caso non risponde troppo allufficio di ventilare, la sala, ed ha troppi minuti trafori e non sembra armonizzare con la eleganza del resto, infatti subbito collocato non piacque. Il sipario dipinto a pieghe disegnate dal vero con una balza ben disegnata, perde come colorito; forse il pittore volle dare al suo lavoro troppa luce, ed abbusò di chiari nei fondi della balza, dove gli scuri hanno poca massa e sono deboli; e così con la forte luce dei lumi, esso non ha leffetto che avrebbe fatto se tenuto tutto di un tuono più forte, ed il bel disegno della balza si perde; mentre con poca luce in platea fa meglio assai. Questo sipario durerà poco perché la tempera è debole. Restano a dipingersi le quinte fisse ed i pannoni, che sono quei vecchi, perché il pittore non volle rifarli, allegando che non era sua partita, come lo dimostra il sipario. La nuova disposizione degli ingressi al palco scenico, diretto quello dal primo ordine è passato da destra a sinistra dello spettatore, quello della platea, riuscì comodo. Conservati i tre Camerini per gli attori nelle corsie del primo e secondo ordine, dato un nuovo ingresso nella corsia, a quello delle donne; se ne è aumentato uno, pure per le donne, a questo contiguo utilizzando lantico passaggio al palco scenico. Se ne costruirono poi tre nuovi nella soffitta Buracchini con più una saletta per i Coristi; che servirà poi per stanza degli attrezzi: e così ora i camerini da 4. divennero 8. Collo sbassamento del palco scenico 32. centimetri si rese necessario abbassare il sotto palco fino a che i rinfianchi della sottoposta volta lo permisero. Nel rimontare il palco scenico le quinte furono ridotte in 5. tagli e quelle a destra dellAttore furono ristrette di 20. centimetri onde rendere più comodo il passaggio da quel lato, e così fu spostato il tiro del Sipario portandolo a sinistra dellAttore. Nuovi Palchi I palchi che prima erano tredici al primo Ordine, al secondo dodici, al terzo undici, in tutti 36. furono aumentati di sette e portati così a 43. Dei quali quattro di nuova costruzione, due al terzo ordine aperti sulla vecchia boccascena, ed uno al secondo ordine fatto sopra quello di mezzo degli Accademici, che prima aveva un arco a tutto sesto e prendeva due piani. Decorazione dei Palchi Ai vecchi guscini veri di crino sul parapetto furono sostituiti dei rossi di velluto più larghi e più comodi, con una ripresa in mezzo, che agevola il posare dei vari oggetti. A tutte le porte fu collocata una tendina di stoffa rossa di iuta, eguale a quella colla quale si ricopersero le spagliere tutte eguali e quindi i ghigliazzi di legno dorato, i bordi o bocchette dorate alle quadrature, il che rende la montatura dei palchetti ricca ed elegante e bene intonata col resto». 52. Idem. «Lo spettacolo della riapertura riuscì veramente straordinario e per lallestimento scenico, e per il Vestiario e per lOrchestra e la Compagnia di Canto; e quale potrebbe aver contentato anche un capo luogo di Provincia. Furono in tutte date Nº 29. recite con due prove generali, nelle quali, meno gli artisti di canto che non erano vestiti, tutto fu eguale alle sere di Recita Nº 18. furono le serate con la Margherita e Nº 11. col Faust Le serate di Recita furono sempre la Domenica, il Martedì il Giovedì ed il Sabbato». [...]Furono dipinte dal Sig.r Tito Gianni di Firenze le seguenti scene per la Margherita: Piazzale del Convento di S. Maria della Spada con veduta di Madre di Chiesa, Convento, Santuario e Trono, fondale, due principali e vari spezzati in Nº di 7. Atto I Sala Ricca nel Palazzo Reale Atto II Sala Maresca Ricca per lAtto V DallAgnolucci: Interno del Convento Chiostro con colonne, per lAtto III. Si adoperarono pel II Atto un Gabinetto di Renato fatto dipingere dal Gianni per il Ballo in Maschera nel 79, e una sala gotica per lAtto IV dipinta dal Agnolucci nel 1870. E più la Sala da ballo dipinta dal Gianni nel 1879 per il Ballo in Maschera questa per il grande finale del Atto III. Per il Fausto lAgnolucci dipinse il Gabinetto del Dott. Faust Atto I. la Cermesse con principale e Veduta di Città Medioevale Atto II. Dal Gainni il Giardino con la Casa di Margherita ed il Pozzo Atto III. La Piazza al chiaro di luna con la Chiesa Atto IV. La prigione da aprirsi col fondale per lApoteosi Atto V. E così N. 9 scene tutte dipinte per la circostanza. Il Vestiario della Margherita quasi tutto nuovo alla Spagnola fu ricco assai specie per le Coriste che ebbero ciascuna 4. Costumi. Da Villanelle, da Donne abiti di raso in vari colori a coda con sopra il Domino. Da Monache che 8. Nere e 8. Bianche Da Paggi dellInfante, costume elegantissimo in raso. Il Vestiario del Faust fu molto bene assortito e bello quello dei Soldati e Bandisti. In ambedue gli spartiti, le prime parti ebbero costumi nuovi e ricchi la Regina, lInfante Calderon, Faust Mefistofele, Valentino, Sibel. Direttore di Scena fu il Sig.r Prof.re Giuseppe Crestini. Apparatore e Capo Macchinista lAgnolucci scrivente. Maestro dei Cori fu fatto venire da Firenze un tal Gino Bellio bravo giovane ma freddo assai. La luce Elettrica non poté effettuarsi a cagione di non avere avuto in tempo un grande recipiente di porcellana o vetro per le pile, ed il Sig.r Clemente Cozzi supplì con la luce di magnesio, applicando al filo un sistema di orologeria per farlo scorrere. I Cantanti non furono frequentemente indisposti, ad eccezione del tenore che dopo 3. o 4. recite del Faust ebbe un abbassamento di Voce notevole che durò fino allultimo; e la Sig.ra Mercuri che deve, per indisposizione di stomaco, omettere la parte di Sibele una sera nel Faust. Il primo dOttobre per la partenza del Sig.r Campostrini e del Sig.r Sarti Violoncello questi furono surrogati il primo dal Sig.r Latti Adolfo ed il Secondo dal Sig.r Luigi Pietro di Volterra. Chi proprio mancò ai suoi impegni fu il Sig.r Cav.re Rinaldo Franci di Siena, che non volendo suonare il terzetto dei Lombardi nella serata dela Sig.ra Castellani, partì abbandonando la piazza, ma fu proseguito senza di lui. [...]La compagnia di Canto fu buona assai quantunque molto esagerati gli elogi alle donne: poiché la Castellani aveva un tremulo non sempre piacevole, e la Mercuri esciva spesso di tuono. Il Tenore nella Margherita cantò discretamente, ma poi svogliato e male; il Baritono sempre con buona volontà, il Basso ebbe buona azione e voce discreta e ficurò bene nella Margherita. In fine le lodi alla Compagnia di Canto furono giuste trattandosi della piazza nella quale si fecero udire, e considerando che tutti erano quasi esordienti. Infatigabile sempre il Maestro Ciro Pinsuti festeggiato sempre dal pubblico come festeggiati pure i Cantanti specie le Donne che ebbero Fiori a sazietà e mazzi grandissimi ed elegantissimi di finissimi Fiori specie dai loro più appassionati ammiratori nelle serate donore ed anche in altre sere. Il Maestro Pinsuti oltre la corona offertale dallAccademia la prima sera, ebbe nellultima sera della sua Margherita un ricordo a nome del Popolo di Sinalunga; esso fu un suo ritratto grande al naturale disegnato a Matita dal Sig.r Eugenio Giorgi prof. di Violino esso era montato in cornice dorata ed accompagnato da analogo indirizzo scritto a foggia di pergamena. Il preventivo fatto per tutte le spese inerenti a questo spettacolo era di Lire undicimila ma questo fu oltrepassato [...]». 53. Emilia Peduzzo, Attività teatrale, in Teatri, luoghi di spettacolo e accademie a Montepulciano e in Valdichiana, 1984. 54. Idem. 55. FBC, Deliberazioni... cit. Idem, «E poiché limpegno assunto comprende pure lo studio e la valutazione di una possibile Sortita sulla viuzza che a Sinistra della via di S. Martino mette in Piazza Biancalana, già Padella; non che la discesa nello Stanzone sotto la platea, ed il suo restauro come impiantito intonaco alle pareti. È stata eseguita una accurata visita locale con le conseguenti piante e Sezioni geometriche dal che sono reputate le opere diverse, quali si accennano nei disegni e si valutano dettagliate nella perizia qui unita. Dotato il Teatro dei comodi che offre lacquisto che sopra è da ritenersi superflua la discesa nello stanzone fatta la Platea e il suo restauro; tanto più che tale e quale si trova questo ampio locale può sempre darsi in affitto e costituire col suo canone una annua rendita per lAccademia. [...] Non di prima necessità si ridurrebbe la seconda sortita di Sicurezza sulla via che mette in Piazza Biancalana, con la relativa scala, discendente; lavoro che non sarebbe né difficile, né molto dispendioso, e sarebbe agevolezza a costruire una seconda latrina; e così averne due distinte, una per gli uomini ed una per le donne: utilizzando viale ora affatto isolato, e non adibito utilmente; e che non tutti gli Accademici devono conoscere. Quanto al prezzo che possono costare i locali Lorenzoni tali quali si trovano, non è facile giudicarlo; per la convenienza che lacquisto offre allAccademia, la quale può pagarlo a preferenza di chiunque; anche perché può passare in altre mani, ed essere restaurato per uso di abitazione. Allora lacquisto potrebbe essere più difficoltoso e forse sfuggire». 56. Luigi Agnolucci, Cartoline... cit, n. 118 bis. 57. Idem, n. 397. 58. L. Gori Savellini Maugelli, cit. 59. Idem. 60. Emilia Peduzzo, Attività teatrale, cit. 61. Idem. «... con ladunanza del 25 maggio 1932 si esauriscono i documenti inerenti le delibere...» |
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