Nel dicembre del 1906 l’Agnolucci presentò al corpo accademico uno studio molto particolareggiato mirante ad adeguare ai tempi la struttura teatrale. Nella perizia si faceva rilevare la carenza di uscite di sicurezza, e l’assoluta necessità di un guardaroba, di un altro caffè e possibilmente anche un locale da adibire ad usi diversi «dove si possa fumare senza lo sconcio attuale del fumo che si espande in Platea mista i clamori non sempre piacevoli dei frequentatori del Caffè», come ebbe a scrivere l’Agnolucci.
Già tre anni prima era stata presa in considerazione l’idea di ristrutturare la stanza sotto la platea e, l’anno successivo, si era pensato di acquistare una casa, separata dallo stabile dal vicolo delle Stanzacce, ma unita da un cavalcavia scoperto. La casa era di proprietà della famiglia Lorenzoni ed il prezzo non era elevato.
«Per valutare la convenienza di questo acquisto» l’Agnolucci ritenne oppurtuno di riproporre, nella sua perizia, tutta la storia dell’Accademia. Noi la saltiamo a piè pari e passiamo alla descrizione della porzione di stabile da comprare: una stanza di 7 metri per 6,60 a pian terreno con ingresso dal vicolo delle Stanzacce e con una finestra corrispondente alla Viola richiusa di S. Croce; al primo piano un altro locale della stessa misura.
Il piano della stanza a terreno, poco meno di due metri più in basso della platea, sarebbe risultato comodo, secondo l’Agnolucci, perché la sua posizione avrebbe consentito di adibire il nuovo locale «ad usi diversi e di necessità» restando autonomo dal teatro. Lo studio comprendeva anche altre strutture che «riassumendo si potrebbero avere:
i– Una riuscita di Sicurezza facile e diretta tanto per la platea che per il palco scenico, pel Vicolo delle Stanzacce.
ii– Una stanza terrena accessibile per una nuova porta pel Vicolo predetto da potersi affittare.
iii– Una Sala decente ed abbastanza spaziosa, per usi diversi al piano della Platea, con accesso da questa ed altro indipendente dal Teatro dalla porta di Sicurezza sopra descritta
iv– Un soffitto per magazzino di attrezzi scenici ed altro di cui si sgombrebbe il palco scenico»55.
La casa fu acquistata nello stesso anno per 800 Lire, ma probabilmente per intero e non la porzione indicata dall’Agnolucci, perché risulta dai verbali che fu rivenduta «la parte superflua per l’Accademia».
Da una lettera dell’Agnolucci al presidente dell’Accademia (dicembre 1907), veniamo a conoscenza di un progetto dell’ingegnere comunale Fortunato Mechi per una serie di lavori da eseguirsi nel teatro, allo scopo di dotare la struttura di «sortite ed ingressi» migliori ed un separato annesso allo stesso livello del «salotto accademico», con scale indipendenti da quelle per i palchi. Per la realizzazione del progetto era necessario acquistare un locale ‘già Cozzi’ e la casa Petrilli. A questo proposito la lettera accenna ad un precedente progetto dello scrivente che prevedeva solo l’acquisto del locale ‘già Cozzi’ al fine di provvedere ad alcune piccole migliorie, mentre ora il progetto Mechi «taglia la testa al toro, ed offre ingressi e sortite, indipendenti, dal uso delle attuali scale [...]»: un progetto ottimo.
Dello stesso parere però sembra non fossero gli accademici, i quali, nell’adunanza del gennaio 1910, deliberarono di affidare l’incarico «a persona d’arte» e, non trovando in paese «persone adatte all’uopo», si rivolsero altrove per progettare un lavoro «ben fatto e decoroso all’uso».
Nell’agosto dell’anno seguente il presidente presentò all’assemblea il progetto dell’ingegnere Pampana di Pisa che prevedeva, oltre alla realizzazione del tanto discusso secondo caffè, anche un locale da ballo, una cucina ed altri locali di servizio.
Nel 1912 fu acquistata la casa Petrelli per 900 Lire più le spese contrattuali. La commissione incaricata a trattare l’affare, sebbene informata sulla stima dell’edificio che «non può vantarsi, oltre le lire seicento», non fu in grado di ottenere un «più mite prezzo». Del progetto Pampana, di cui restano alcuni disegni acquerellati, non si conoscono i dettagli di realizzazione, né il procedere dei lavori. Secondo una memoria dell’Agnolucci, contenuta nelle Cartoline 118 e 397, sembra che i lavori non siano mai iniziati e che si sia nuovamente ricorsi a lui per portarli a termine. Questa fu probabilmente la sua ultima fatica per l’amato teatro e così la racconta:
«Fino dal 1907. l’Ing.r Agnolucci presentava un suo progetto che l’Accademia approvava in massima. Poi, per non so quale ragione, s’indugiava; e forse per la malattia di chi ora scrive, se ne dava commissione al Ing:r Pampana di Pisa, quello degli Edifizi Scolastici, commessogli dall’Amministrazione Comunale Socialista.
Il progetto rimessogli con relazione e perizia dal prelodato Pampana non piacque e si ritornò al vecchio Accademico Agnolucci; che di buona voglia se ne occupò; coadiuvato dal Ing.r Giuseppe Savelli suo, già giovane di studio. Ora Febbraio 1915 i lavori sono in corso di esecuzione.
I nuovi locali, Caffè con cucina, latrine, salone con salotto, uscita di sicurezza dal Palco scenico ed altri comodi, ingresso separato dal teatro, e comunicazione con questo, e col primo ordine dei palchi; secondo richiedessero le circostanze.
Insomma vasti locali che potevano adibirsi, a vari usi dei Sig.i Accademici.
Per ora pare che sarà eseguito il solo intonaco delle pareti e di pavimenti a mattonelle; essendo poi a comodo fatte le decorazioni. Pare che il Teatro avrà molto da guadagnare per i nuovi locali»56.
«[...] Resta a dirsi come le continue piogge del Febbraio interruppero questi lavori e come lo scrivente non poté essendo molto infreddato visitarli che due o tre volte; essi procedono a secondo del suo progetto e disegni e sotto la sorveglianza del mastro muratore Galgano Posani il quale poveretto nel Dicembre 1914 caduto in casa sua si era fratturato l’avambraccio sinistro e poco poté attendere nel primo al lavoro del Teatro; molto sollecitato e zelato dal Provveditore dell’Accademia Avv.to Francesco Savelli che alquanto imperialista poco cura le eccezioni di questi accademici mi sembra che i lavori siano troppo grandiosi e dispendiosi. Ma il Presidente Cav. Giulio Cenni il Provveditore, l’Ing.r Giuseppe Savelli ed altri dicono se certe cose non si fanno ora che si edificano mura e soffitti nuovi con travi di ferro, non si farebbero poi con doppia spesa; e così è bene procedere con un poco di dispotismo verso coloro dell’Accademia che poco competenti in arte parlano senza perfetta cognizione.
L’ingresso ai nuovi locali separato da quello alla platea e palchi del teatro, sarà maestoso con pilastri due colonne stuccate a retta dell’architrave sormontate da un grande stemma dell’Accademia con la rocca e mura smantellate, e chiuso da un grande bussolo o vetrage a losanghe celesti e bianche. Se tutti i nuovi locali resteranno con le pareti nude e senza decorazione quella verrà in seguito eseguita di necessità. Quello che urge rimontare la platea, e provvedere il palco scenico di nuovi scenari; poiché si possa elevare l’ingresso a più di 20. cent.i che per i tempi che corrono è un prezzo illusorio»57.
Degli abbellimenti e decori descritti dall’Agnolucci non si trova traccia storica, probabilmente i lavori furono interrotti a causa della Grande Guerra e, quando ripresero, nel 1924, le esigenze non erano più le stesse e il desiderio di abbellire si era notevolmente affievolito.
L’accademico Angelo Savelli si batté per completare il progetto di ristrutturazione sostenendo che: «se tutti i lavori non vengono completati in questa occasione, non si riuscirà in seguito a ritrovare quell’accordo per il quale il godimento di tutti i locali possa essere usufruito anche dagli attuali accademici»58.
I lavori, ridimensionati nel progetto, furono terminati l’anno seguente. Ma le parole del Savelli avevano colto, anche se con termini inesatti, la fine di un ciclo. La crescita del teatro aveva raggiunto il suo apice, ora iniziava la discesa. «[Il teatro] non solo luogo di spettacolo ma piuttosto luogo di ritrovo, dove gli annessi erano divenuti più importanti della sala stessa, finiva per rivestire un ruolo che i tempi non gli avrebbero più concesso; esso infatti non avrebbe più potuto essere, d’ora in avanti, il fulcro di un intorno chiuso proprio perché di quest’ultimo i confini stavano ormai scomparendo»59.
In questi anni ai veglioni dell’Accademia si affiancarono quelli dell’Opera Nazionale Balilla. Nuove manifestazioni, come la Festa della Befana a cura del comitato sinalunghese dell’Opera Nazionale Dopolavoro; ed altre iniziative più o meno legate al Fascismo, cambiarono l’attività del teatro.
Un ulteriore cambiamento avvenne nel 1931 quando, alla sezione sinalunghese dell’Opera Nazionale Dopolavoro, venne concesso il teatro per spettacoli cinematografici, il cui ricavato era devoluto alle opere assistenziali del Partito Nazionale Fascista60.
Le fonti e i documenti che ci hanno permesso di ricostruire, se pure sinteticamente, le origini del nostro teatro, si interrompono al 193261. Si esaurisce quindi anche il presente contributo, salvo per alcune immagini più vicine a noi, augurandoci che la storia più recente del teatro ‘Ciro Pinsuti’ possa essere fatta oggetto di successivi approfondimenti.

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